Il nostro sonno è programmato

Il nostro sonno è programmato

L’articolo è stato pubblicato la prima volta su: Tages-Anzeiger – Lunedì, 19 giugno 2017

Chi non dorme abbastanza non riesce a godersi la vita. Ciò che conta, tuttavia, non è tanto il tempo trascorso a letto, quanto il nostro orologio biologico. Il suo ritmo, dettato da fattori genetici, influisce in maniera considerevole sulla nostra vita.

Gli esperti che studiano il sonno definiscono «gufi» i nottambuli che fanno fatica ad alzarsi la mattina, mentre sono particolarmente attivi la sera. A costoro si contrappongono le «allodole», ossia i mattinieri che sono in piena forma fin dalle prime ore del mattino. Tuttavia, la differenza tra questi due tipi non è netta. Circa la metà degli individui non rientra né nell’una né nell’altra categoria. Il loro ritmo sonno-veglia si colloca in un’area intermedia tra quello delle mattiniere allodole e dei notturni gufi.
Una sveglia viene spenta

È la natura a decidere in base a quale ritmo desideriamo condurre la nostra vita e non è solo la sveglia a stabilire quando dobbiamo alzarci o andare a letto. Ben nascosto in ognuno di noi è attivo un orologio biologico, che per la maggior parte di noi è regolato secondo un periodo superiore di dieci minuti alle 24 ore. Per un quarto di noi il ritmo è, invece, leggermente più breve. Quest’orologio interno decide se apparteniamo al «cronotipo» dei mattinieri o al 32% dei nottambuli. Le differenze sono codificate geneticamente e non è possibile alcuna riprogrammazione: una civetta non si trasformerà mai in un’allodola e viceversa.

La melatonina detta il ritmo all’orologio interno
Il nostro sonno risente anche di fattori ambientali, ad esempio della quantità di luce artificiale a cui siamo esposti. Quando i raggi luminosi raggiungono la retina, vengono inviati segnali a una determinata zona del cervello, il nucleo soprachiasmatico. Proprio qui, in questo fascio di neuroni sopra il nervo ottico, ticchetta l’orologio che governa il nostro fisico. Controlla il rilascio dell’ormone del sonno, la melatonina, che regola il ritmo sonno-veglia. L’ormone viene rilasciato quando è buio, per questo di sera siamo più stanchi. La luce blocca il rilascio della melatonina.

Una coppia dorme nel suo letto

La quantità di sonno necessaria varia da persona a persona. Di Voltaire e Margaret Thatcher si dice che dormissero solo quattro ore per notte, mentre a quanto pare Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti e inventore del parafulmine, non aveva bisogno di più di tre ore. Ai dormiglioni appartengono, invece, il poeta tedesco Goethe che, come Albert Einstein, amava dormire dieci ore per notte. Al contrario, il re dell’automobile, Henry Ford, si rifiutava di riposare e considerava il sonno come una cosa del tutto superflua.

Dormire è improduttivo? Non proprio!
Ai nemici del sonno come Henry Ford, ricordiamo che, secondo le statistiche, un adulto trascorre un terzo della vita dormendo, quindi in modo «improduttivo». Tuttavia, abbiamo bisogno del sonno per rigenerarci. Durante la notte, il corpo ripara i danni cellulari, formando nuove cellule. I muscoli si rilassano, il cervello «fa pulizia», elabora il vissuto, separa ciò che è importante da ciò che non lo è, fissa quanto ha appreso.

Dormire per sentirsi in forma!
Anche il «sonno di bellezza» non è un falso mito. Chi dorme a sufficienza si sente più fresco, riposato e in buona salute, mentre la mancanza di sonno ci fa sentire intontiti e ci offusca la mente. Non a caso, gli psicologi e i medici conducono numerose ricerche per stabilire quale sia la quantità ottimale di sonno per un individuo. È stato riscontrato che una media di sette-otto ore per notte è la più efficace. Da questo punto di vista, gli svizzeri possono ritenersi fortunati: come ha rivelato uno studio condotto a Zurigo e Basilea, in Svizzera si dorme in media circa otto ore per notte. Anche l’età determina la quantità di sonno di cui ciascuno di noi ha bisogno. Nel corso della vita, infatti, le nostre esigenze si modificano: i bambini molto piccoli dormono particolarmente a lungo, i più grandicelli hanno bisogno di dieci-dodici ore di sonno per essere concentrati durante il giorno. Solo dopo la pubertà l’individuo trova la quantità di sonno adatta alle sue esigenze.

Un bambino che dorme nel lettino

Come fare a stabilire se si dorme abbastanza? È molto semplice: ci si deve destare senza il trillo della sveglia e sentirsi riposati. Abbiamo dormito a sufficienza, quando di giorno ci sentiamo attivi e non avvertiamo la stanchezza. È possibile recuperare la mancanza di sonno, dormendo successivamente più a lungo, però non è possibile accumulare una «riserva» di sonno.

Siesta o pennichella
Daniel Brunner, specialista in medicina del sonno presso la Clinica Hirslanden, richiama l’attenzione su un altro aspetto: dormire a lungo è un lusso a cui ci siamo abituati. Per gli animali dormire solo per breve tempo è una questione di sopravvivenza. Gli intervalli che regolano il sonno fanno parte della storia dell’evoluzione e sono determinati anche culturalmente. In alcune società la siesta o la pennichella pomeridiana sono molto diffuse.

Concedendosi sonnellini (power nap) di non più di 20 minuti Bertrand Piccard e André Borschberg hanno circumnavigato il globo in cinque giorni e cinque notti a bordo del velivolo Solar Impulse 2. In Asia, molte persone schiacciano un pisolino al ristorante o durante una conferenza. «Dormire in pubblico è un segnale che indica che si è molto occupati», spiega Michael Wiegand del Centro per il Sonno di Monaco di Baviera. E in Giappone esiste la variante di sonno «inemuri»: si dorme a comando rimanendo comunque presenti a se stessi senza rischiare di perdere la fermata del treno.

Un uomo d’affari dorme sull’autobus

I cicli del sonno
Anche se vi sono persone impegnate a dimostrare il contrario, non è possibile rinunciare al sonno. Prima o poi le palpebre si chiudono. La scienza ha studiato attentamente ciò che avviene durante il sonno. Esistono fondamentalmente due fasi durante le quali il cervello e …

..le funzioni corporee sono più o meno attivi. I medici parlano di sonno REM (dall’inglese rapid eye movement), caratterizzato dai sogni, e di sonno NREM (non-rapid eye movement), che si divide a sua volta in quattro fasi. Durante la notte, le fasi NREM si alternano ripetutamente con la fase REM. Ogni ciclo del sonno dura circa da un’ora e mezza a due ore e ogni notte si susseguono da quattro a sei cicli. Verso la mattina prevalgono la fase REM e le fasi di sonno leggero.

Jet lag sociale
Sia che siamo «allodole» o «gufi», a scuola o nella vita professionale possiamo dedicare poca attenzione al nostro bioritmo individuale. Il cronobiologo di Monaco, Till Roenneberg, parla di «jet lag sociale», intendendo con tale espressione la differenza tra i periodi del sonno «programmati» nel nostro organismo e quelli imposti dai fattori ambientali. Ne risente particolarmente chi fa i turni, ma nella realtà ognuno di noi lotta quotidianamente contro l’orologio: ne risentono maggiormente i cronotipi estremi, ma anche i normali «gufi» o le «allodole».

Quest’articolo fa parte della serie “Il ritmo del sonno…” ed è stato realizzato in collaborazione con Commercial Publishing Tages-Anzeiger. Tutti gli articoli della serie sono disponibili qui.

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